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Creazione della procura europea, Caterina Chinnici oggi a Montecitorio: “Strumento forte contro la criminalità organizzata, lavoriamo per accelerare i tempi”

“L’imminente semestre di presidenza Italiana dell’UE va sfruttato per velocizzare il percorso di realizzazione della procura europea, strumento importantissimo nel contrasto alla criminalità organizzata e in generale a quei reati che hanno acquisito i connotati della globalizzazione. L’Italia ha cultura giuridica e alte professionalità da spendere per far sì che si trovi prima possibile la necessaria sintesi tra il nuovo istituto e le normative degli ordinamenti interni sui vari aspetti, anche in materia di garanzie difensive e diritti fondamentali”.Lo ha detto questo pomeriggio Caterina Chinnici, vicepresidente della fondazione Rocco Chinnici, nella sua relazione al convegno su “La procura europea, un impegno per il semestre di presidenza italiano” che si è svolto a Roma nella Sala della Regina di palazzo Montecitorio. Al dibattito, promosso dalla Fondazione Rocco Chinnici in collaborazione con l’Unione camere penali italiane, la Luiss “Guido Carli” e il centro studi Qualegiustizia, è intervenuto anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

Sul progetto di una procura sopranazionale il parlamento UE ha recentemente approvato una prima relazione. “L’attivazione della procura europea – ha sottolineato Caterina Chinnici – può permettere di superare le difficoltà operative nell’applicazione delle norme processuali penali dei singoli stati durante la fase investigativa per quelle manifestazioni criminali che hanno raggio d’azione transfrontaliero. È ormai evidente, infatti, che in questi casi i poteri delle autorità inquirenti nazionali risultano insufficienti. Questo vale sia per reati come le frodi comunitarie, il riciclaggio, il traffico di stupefacenti, la tratta di donne e minori, sia a maggior ragione per la criminalità organizzata”.

“L’integrazione e per certi versi l’unificazione della fase preliminare del procedimento penale, andando oltre la semplice cooperazione di polizia o giudiziaria, significa – ha proseguito Caterina Chinnici – poter effettuare il sequestro di beni e patrimoni allocati in più paesi senza ricorrere alle rogatorie e così recuperare, secondo alcuni studi, fino a 500 milioni di euro annui da reinvestire in politiche di sviluppo nell’eurozona. Significa poter utilizzare le indagini del procuratore europeo come fonti di prova nei singoli stati membri. E ancora, poter attivare una circolarità e reciprocità dell’informazione sui risultati investigativi analoga a quella che fu introdotta in Italia col pool antimafia”.

“Occorre fare uno sforzo – ha proseguito – per configurare l’istituto trovando il giusto punto d’equilibrio sulla questione della tutela dei diritti delle persone indagate, partendo dai principi della legislazione europea già vigente e coinvolgendo attivamente nel dibattito anche gli ordini forensi. Si tratta di una nuova frontiera dell’integrazione giuridica e dell’armonizzazione normativa all’interno dell’Unione. Così concepita, la procura sopranazionale sarà uno strumento per promuovere il valore della cittadinanza europea oltre che un modo per rafforzare le istituzioni democratiche e le politiche di prevenzione e repressione degli illeciti, sia nel contesto europeo che all’interno dei singoli stati membri”.

A margine del convegno Caterina Chinnici ha definito l’attivazione della procura europea “un obiettivo molto importante che richiede ampiezza di confronto e condivisione e un forte impegno da parte di chi andrà a sedere nel nuovo europarlamento. La Sicilia, che è patria della cultura antimafia, e l’Italia, che ha una normativa di settore all’avanguardia nel panorama europeo e internazionale, possono e devono dare un contributo qualificato e determinato”.

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