Carceri meno affollate per garantire ai detenuti condizioni di vita dignitose e per non compromettere i percorsi di recupero; programmi formativi per favorire il reinserimento socio-lavorativo a fine pena; maggiore ricorso alle misure alternative alla detenzione come strumento per ridurre i tassi di recidiva nel reato; adeguata considerazione della vulnerabilità dei minori, sia quelli autori di reato che quelli con genitori in carcere; formazione specifica del personale penitenziario, nell’ottica della generale funzione rieducativa ma anche per facilitare la tempestiva individuazione di eventuali segnali di radicalizzazione terroristica delle persone recluse. Sono i principali obiettivi delle proposte di emendamento di Caterina Chinnici alla relazione del Parlamento Europeo su sistemi carcerari e condizioni di detenzione, dossier di cui l’eurodeputata siciliana è relatore per conto del gruppo S&D.

“Apprezzo che molti colleghi condividano la necessità di affrontare il problema del sovraffollamento degli istituti di pena – ha detto oggi pomeriggio Caterina Chinnici illustrando i propri emendamenti in commissione Libe – perchè si tratta di un fenomeno che ostacola la finalità rieducativa della detenzione e spesso, purtroppo, si traduce nella violazione dei diritti umani. Per i minori autori di reato la detenzione va considerata solo come extrema ratio e, comunque, va eseguita in strutture separate da quelle che ospitano gli adulti, assicurando un adeguato accesso all’istruzione, mentre ai minori figli di detenuti , che sono oltre 800mila in Europa, è fondamentale garantire il diritto al mantenimento dei rapporti affettivi con i genitori”.
L’esponente di S&D si è soffermata anche sulla necessità che gli stati membri aiutino i detenuti ad avviare, scontata la pena, una nuova vita nel rispetto della legalità, fornendo loro competenze lavorative e incoraggiando le imprese a offrire occasioni di impiego.
Infine, facendo riferimento al rischio di radicalizzazione terroristica in carcere, Caterina Chinnici ha sottolineato la necessità che le autorità nazionali migliorino la vigilanza e, a questo scopo, diano una formazione specifica al personale penitenziario affinché possa contribuire a segnalare per tempo eventuali casi sospetti.