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Sostegno alle vittime di reato, Caterina Chinnici alla conferenza europea di Roma: “Italia avanti ma sistema da aggiornare puntando su responsabilità sociale. Recepimento della direttiva UE del 2012 e azioni concrete a basso costo possono andare a braccetto”.

Italia paese all’avanguardia nel campo della tutela delle vittime di reato ma con un sistema da aggiornare nella nuova cornice della direttiva europea 2012/29/UE, per attuare una strategia di intervento non più circoscritta ai cosiddetti reati socialmente rilevanti e per valorizzare all’interno del procedimento il ruolo di chi ha subito le conseguenze del reato.

Ne ha parlato l’eurodeputata siciliana Caterina Chinnici a Roma durante l’intervento svolto alla conferenza internazionale A comprehensive strategy towards victim support, che si è concluso oggi presso la Residenza di Ripetta. L’evento è organizzato dal Dipartimento ministeriale per la Giustizia minorile nell’ambito del progetto YO.VI. della Commissione Europea.

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“L’Italia dispone di una rete nazionale antiviolenza e di una rete di strutture che dal 1995 opera nel settore della giustizia ripartiva – ha osservato Caterina Chinnici, componente della commissione Giustizia dell’europarlamento e magistrato – ma è giunto il momento di fare, anche per tappe graduali, un ulteriore salto di qualità. Sulla base dell’importante tradizione maturata, con esempi anche nel settore penale minorile, e sulla spinta della nuova normativa europea, si può puntare a un sistema di autentica responsabilità sociale che protegga le vittime di reato non solo contro le conseguenze del fatto o nei confronti del reo ma anche nei rapporti con la collettività, per evitare fenomeni di vittimizzazione secondaria”.

“In questo senso – ha spiegato – occorrerebbero scelte normative più orientate al riconoscimento della rilevanza sociale del dolore causato dal reato, che oggi c’è solo per fattispecie delittuose come terrorismo, violenza, discriminazione, usura o estorsione, per adottare un approccio globale legato alle problematiche e alle esigenze reali di tutte le vittime di reato. E occorrerebbe ripensare le norme del codice di procedura per far sì che la tutela della vittima non si esprima unicamente nella pretesa risarcitoria, cioè la costituzione di parte civile, ma si realizzi anche attraverso la partecipazione attiva all’accertamento della verità durante il procedimento penale, fin dalla fase delle indagini”.

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“Agli interventi legislativi di recepimento della direttiva potrebbero affiancarsi azioni concrete, qualcuna anche a bassissimo costo – ha concluso Caterina Chinnici – e per esempio la creazione di siti web di informazione e sensibilizzazione rivolti alle vittime, l’unificazione delle help-line esistenti in un circuito di primo livello, l’apertura di sportelli dedicati presso i servizi delle Asl e nei centri di mediazione”.

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