Via libera quasi all’unanimità stamattina dalla commissione giustizia (Libe) del Parlamento europeo al testo della direttiva UE sulle garanzie procedurali per i minori indagati o sotto processo penale, giunto al voto sotto il coordinamento di Caterina Chinnici, relatrice del dossier. L’eurodeputata di S&D ha anche ricevuto delega al negoziato con il Consiglio dell’UE per una convergenza sul testo prima del passaggio finale in plenaria.
“Nell’Unione Europea la giustizia penale coinvolge un milione di minori ogni anno – dice Caterina Chinnici, già capo del dipartimento ministeriale per la giustizia minorile in Italia – e oggi si è compiuto un passo importante per delineare, almeno nei tratti essenziali, un modello condiviso di giusto processo minorile che realizzi l’equilibrio tra la garanzia dei diritti del minore, in quanto soggetto vulnerabile, e la necessità di accertare fatti di reato e relative responsabilità. Questa legge, che considero un atto di maturità giuridica, fa anche parte della road map decisa dal Consiglio nel 2009 per favorire il mutuo riconoscimento delle decisioni nell’Unione e il funzionamento dello spazio europeo di giustizia”.

Il progetto di legge varato dalla commissione Libe prevede, fra l’altro, una formazione specifica per i soggetti chiamati ad agire nell’ambito del procedimento (magistrati, avvocati ecc…), l’irrinunciabilità del diritto all’assistenza di un difensore, il diritto alla registrazione audio-video degli interrogatori, all’informazione, alla partecipazione consapevole al procedimento, alla privacy, alla valutazione individualizzata del minore, a trattamenti specifici in caso di privazione della libertà personale (comunque configurata come extrema ratio) e alla detenzione separata rispetto agli adulti. Tutte tutele inderogabili, se non nel superiore interesse del minore, e presidiate dall’obbligo, a carico degli stati membri, di prevedere adeguati mezzi di ricorso azionabili in presenza di violazioni.
Sostanzialmente confermato l’impianto che la relatrice aveva messo a punto intervenendo sulla stesura iniziale (datata novembre 2013) con una cinquantina di emendamenti, ai quali se ne erano aggiunti circa 130 presentati dagli altri europarlamentari ma il larga misura confluiti, poi, in alcuni emendamenti “di compromesso”.
“Malgrado i principi affermati in molti documenti internazionali – sottolinea Caterina Chinnici – i giudici minorili nel territorio dell’UE si muovono in un contesto di regole parziale e frammentario, con forti differenze tra le discipline e le prassi dei vari paesi. In più stati membri, per esempio, mancano organi giudicanti o della pubblica accusa specializzati per i minori, e non sono molti i paesi in cui è prevista una formazione specifica obbligatoria per magistrati e avvocati. Neanche l’assistenza di un legale è prevista sempre e dovunque. Da qui la necessità di introdurre norme minime comuni che tengano adeguatamente conto della particolare condizione del minore. Nel lavoro preparatorio – conclude l’europarlamentare – si è cercato di ampliare o puntualizzare le garanzie tenendo in considerazione anche l’orientamento generale espresso a maggio dal Consiglio. Negli emendamenti di compromesso scritti in collaborazione con tutti i gruppi politici sono sintetizzate molte buone proposte avanzate dagli altri deputati su alcune questioni specifiche”.
