“Il pacchetto Smart borders, con i suoi automatismi e i suoi costi non indifferenti, non può essere visto come l’unica risposta alla necessità, riportata in primo piano dai grandi flussi migratori, di una gestione più intelligente e tecnologicamente avanzata sia delle frontiere esterne, sia dell’intero sistema Schengen, soprattutto nell’ottica del continuo scambio di informazioni. E, a maggior ragione dopo la sentenza in tema di data retention, non si può prescindere da una disciplina accurata della raccolta di dati biometrici e della conservazione dei dati sensibili che sia in linea con i vincoli derivanti dalla Carta dei diritti fondamentali”.
Lo ha detto Caterina Chinnici, eurodeputata di S&D e della commissione Libe, intervenendo nel dibattito sul pacchetto Frontiere intelligenti che si è svolto questo pomeriggio durante la plenaria del Parlamento Europeo, a Strasburgo, su interrogazione orale della stessa commissione Libe e alla presenza del commissario europeo Dimitris Avramopoulos e del lussemburghese Nicolas Schmit, delegato della presidenza del Consiglio dell’UE per i rapporti con l’europarlamento.
“Sono passati sette anni dalla prima idea di Smart borders – ha sottolineato – e non si può non tenere conto dei forti cambiamenti avvenuti da allora nel quadro geopolitico, così come non si può non tener conto delle implicazioni sociali e giuridiche di questa delicatissima materia”.
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