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IL VOTO SPIEGATO – Il programma InvestEU con cui attivare investimenti fino a 400 miliardi per la ripresa post-Covid, il certificato verde digitale per la circolazione sicura anti-contagio nel territorio UE, la risoluzione sulla responsabilità delle imprese per atti contro i diritti umani e l’ambiente, il nuovo dazio sulle importazioni da paesi che fanno poco contro le alterazioni climatiche: tutte le risoluzioni approvate dal Parlamento Europeo nelle due plenarie di marzo e il voto espresso da Caterina Chinnici

Ventisei miliardi di euro accantonati nel bilancio dell’Unione Europea come garanzia per attivare investimenti pubblici e privati fino a 400 miliardi su interventi altrimenti difficili da finanziare in settori stratetici, e tra questi la realizzazione di prodotti farmaceutici. Il sì del Parlamento Europeo nella prima plenaria di marzo ha dato il definitivo via libera al nuovo programma InvestEU, sostenuto col voto anche da Caterina Chinnici, un importante tassello del più vasto Next Generation EU da 750 miliardi. Innovazione e sostenibilità sono i punti fermi di InvestEU, che sosterrà progetti in grado di migliorare la qualità dell’ambiente e la produzione sia di tecnologie che di dispositivi dell’informazione e della comunicazione. I 400 miliardi di investimenti che il programma punta ad attivare riguarderanno fra l’altro infrastrutture, digitalizzazione, spesa sociale e aiuti alle aziende, soprattutto piccole e medie imprese, per il superamento della crisi generata dalla pandemia Covid-19.

Sempre in risposta alla crisi pandemica, approvazione definitiva anche per l’istituzione di EU4Health, un nuovo programma d’azione dell’UE in materia di salute per il periodo 2021-2027 con un budget di 5,1 miliardi di euro. L’obiettivo è preparare meglio i sistemi sanitari degli stati membri ad affrontare future pandemie e minacce sanitarie in genere, con una quota riservata alla prevenzione. “La pandemia globale – ha sottolineato Caterina Chinnici nella propria spiegazione di voto favorevole – ha evidenziato non solo la necessità di un migliore coordinamento tra i paesi dell’UE ma anche quella di prevedere maggiori investimenti per la sanità pubblica. Sotto questo profilo EU4Health è il programma di finanziamento più ambizioso di sempre e contribuirà alla costruzione di una vera Europa della salute: integrando le politiche sanitarie nazionali potrà svolgere un ruolo chiave nella lotta contro le disuguaglianze sanitarie, finanziando attività per promuovere l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità e, fra l’altro, la lotta contro il cancro, anche pediatrico”.

Il progressivo svolgimento delle campagne vaccinali in tutta Europa ha aperto la strada all’iniziativa della Commissione Europea per l’istituzione di un certificato verde digitale che favorisca una circolazione delle persone più sicura nel territorio dell’Unione. Dall’assemblea il via libera alla procedura d’urgenza per l’esame parlamentare della proposta, che prevedrebbe l’inserimento nel documento di informazioni sui viaggiatori relative a vaccinazione anti-Covid, negatività a un test recente ed eventuali infezioni già superate.

Inoltre gli eurodeputati hanno invocato una nuova strategia dell’UE per il turismo sostenibile, con criteri per garantire viaggi in sicurezza. L’obiettivo è sbloccare questo settore fortemente penalizzato dalle misure di contenimento del contagio, anche ripristinando la fiducia dei consumatori. “La crisi scatenata dalla pandemia – ha sottolineato Caterina nella propria spiegazione di voto a favore – mette a rischio circa 6 milioni di posti di lavoro in questo comparto, che esprime circa il 10 percento del Pil dell’Unione Europea. Occorre sfruttare il fondo Next generation EU per favorire la modernizzazione del settore e migliorare la qualità dell’offerta. Per stimolare la ripresa della domanda verso le mete turistiche occorre inoltre prevedere la costituzione di un regime unico per i viaggi essenziali e non essenziali, con criteri chiari e trasparenti e misure sanitarie conformi. Il previsto certificato di vaccinazione porrà le basi per definire standard minimi di prevenzione e controllo del contagio da coronavirus, e questo tutelerà sia i fruitori che i fornitori dei servizi turistici”.

Per consentire l’utilizzo del fondo Next generation EU, principale motore della ripresa dalla crisi economica post-pandemia, il Parlamento Europeo ha approvato un pacchetto di leggi, sostenute col voto anche da Caterina Chinnici, sull’introduzione del sistema delle risorse proprie dell’UE. Le nuove fonti di entrata, tra cui l’imposta sulla plastica, contribuiranno a coprire il debito generato dal fondo stesso.

La pandemia di coronavirus ha costretto alla didattica a distanza la quasi totalità degli studenti nel mondo e per questo il Parlamento ha approvato una risoluzione che sollecita la definizione della politica europea in materia di istruzione digitale. “In base ai dati Unesco – ha sottolineato Caterina Chinnici nella spiegazione di voto a favore – la chiusura degli istituti di istruzione ha riguardato 1,6 miliardi di persone, il 94% dell’intera popolazione studentesca mondiale. Gli strumenti digitali sono quindi diventati indispensabili per garantire la continuità dei servizi educativi e formativi, ma è emersa una criticità nelle fasce sociali più svantaggiate e vulnerabili: il piano d’azione della Commissione Europea per l’educazione digitale 2021-2027 dovrà intervenire su questo divario per colmarlo, sostenere gli insegnanti fornendo competenze specifiche per l’insegnamento digitale e supportare i genitori ai primi approcci con l’alfabetizzazione digitale”.

Le due plenarie di marzo hanno dedicato ampio alle principali questioni in materia di diritti. In primo piano i diritti dei minori, con il dibattito sulla nuova strategia pubblicata dalla Commissione Europea insieme alla Garanzia per l’infanzia. Entrambi i documenti sono frutto anche del lavoro svolto dall’intergruppo per i diritti dei minori co-presieduto da Caterina Chinnici. L’eurodeputata siciliana è intervenuta alla discussione via web dagli uffici del Parlamento Europeo a Roma. “Già prima della pandemia un minore su quattro in Europa era a rischio povertà – ha detto – ma adesso la situazione è peggiorata. L’attuale crisi economico-sociale ci impone di assicurare protezione privilegiata ai diritti di tutti i bambini attraverso l’azione coordinata di istituzioni dell’UE, stati membri e società civile”.

Dopo la celebrazione in plenaria dell’8 marzo, Giornata internazionale delle donne, nella sessione di fine mese l’assemblea ha discusso sulla decisione della Turchia di ritirarsi dalla convenzione di Istanbul. “La Convenzione – ha dichiarato Caterina Chinnici – rappresenta il primo strumento giuridico internazionale volto a dettare norme vincolanti per la prevenzione e il contrasto ai reati di violenza nei confronti delle donne e violenza domestica, e per la protezione delle vittime, inclusi i bambini che vi assistono. La pandemia di Covid-19 ha avuto e continua ad avere un impatto molto forte: l’occupazione femminile è diminuita considerevolmente e sulle donne si riversano maggiormente le difficoltà legate al telelavoro e alla chiusura delle scuole. E soprattutto, la violenza contro donne e ragazze, in particolare quella violenza domestica, ha conosciuto un drammatico incremento. Desta quindi rammarico e preoccupazione il ritiro dalla Convenzione di Istanbul della Turchia, che pure è stata il primo paese a ratificarla. L’Unione europea deve allora adoperarsi perché la Turchia riveda questa decisione, che rischia di minare la protezione e i diritti delle donne e delle ragazze turche e di compromettere l’impegno internazionale nella lotta alle intollerabili violazioni dei diritti fondamentali e del principio di uguaglianza. Va al tempo stesso ribadito l’appello affinché l’Unione stessa concluda al più presto il processo di adesione alla Convenzione”.

Sassoli, Ardern, Harris e von der Leyen hanno reso omaggio alle donne in prima linea nella crisi del COVID-19 © Unione Europea 2021-EP

Via libera dall’Assemblea alla relazione sull’attuazione della direttiva 2000/78/CE del Consiglio che istituisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e impiego, alla luce della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti di persone con disabilità. “Le persone con disabilità continuano a subire un’inaccettabile quanto diffusa privazione dei loro diritti in particolare nell’ambito dell’istruzione, del lavoro e dell’accesso alla giustizia – ha sottolineato nella propria spiegazione di voto Caterina Chinnici – nonostante il principio di non discriminazione sia sancito dai trattati. Anche il diritto al lavoro, pur tutelato e promosso da numerosi documenti internazionali e dall’articolo 15 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, non viene pienamente rispettato. Il tasso di disoccupazione delle persone con disabilità (17,1%) rappresenta, infatti, quasi il doppio rispetto a quello della popolazione disoccupata generale (10,2%), e tra queste, le donne risultano essere maggiormente colpite. È necessario quindi che gli stati membri dell’UE adottare misuri più incisive per dare piena attuazione alla direttiva”.

Approvata dall’Aula anche la risoluzione che apre la strada a una nuova legge con la quale l’Unione Europea possa introdurre la responsabilità delle imprese per gli atti compiuti contro i diritti umani e contro l’ambiente lungo tutta la catena del valore, sia all’interno che all’esterno dell’Unione. “La nuova normativa – ha affermato nella spiegazione di voto a favore – dovrebbe prevedere misure vincolanti volte a individuare, prevenire, far cessare, tutti i tipi di impatto negativo che possano mettere a rischio i diritti umani, anche quelli sindacali e del lavoro, oppure danneggiare l’ambiente, per esempio concorrendo al cambiamento climatico, oppure ancora la buona governance. Per esempio, secondo stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro sarebbero ancora ben 152 milioni i minori che lavorano. La nuova normativa, che si applicherebbe a tutte le grandi imprese con oltre 250 dipendenti, alle piccole e medie quotate in borsa e alle imprese non UE attive nel mercato interno, prevedrebbe il divieto di importazione di prodotti legati queste gravissime violazioni dei diritti umani”.

La tutela dell’ambiente ispira un’altra risoluzione sostenuta da Caterina Chinnici, quella con cui il Parlamento ha chiesto l’aggiornamento degli standard di qualità dell’aria nell’UE in seguito alla valutazione dell’applicazione di due direttive (2008/50/CE e 2004/107/CE) mirate a ridurre l’inquinamento atmosferico. “La normativa europea si è rivelata efficace nel fissare norme comuni a livello UE e nell’agevolare la raccolta e lo scambio di informazioni – ha affermato Caterina Chinnici nella spiegazione di voto a favore – ma ha centrato solo parzialmente gli obiettivi prefissati. Alcuni tra gli inquinanti più pericolosi come il particolato, il biossido di azoto e l’ozono risultano al di sopra dei livelli previsti impattando fortemente non solo sulla salute umana, ma anche sull’ambiente, sugli ecosistemi naturali e sulla biodiversità. Inoltre secondo l’OMS l’inquinamento dell’aria rappresenta il più grande rischio ambientale per la salute in Europa, causando più di 400.000 morti premature all’anno. Da qui l’invito al Commissione Europea e stati membri ad aggiornare gli standard e a rafforzare il controllo sul rispetto degli obblighi stabiliti dalla normativa europea nel quadro del Green Deal europeo ed in linea con gli impegni internazionali assunti dall’Unione in materia di protezione dell’ambiente”.

Stesso sfondo per la risoluzione con la quale gli eurodeputati hanno chiesto che l’Unione Europea applichi entro il 2023 un dazio su alcune importazioni da paesi con politiche poco ambiziose in materia di lotta alle emissioni clima-alteranti che rischiano di compromettere gli sforzi globali per la lotta ai cambiamenti climatici, e questo anche per effetto di eventuali delocalizzazioni della produzione. Nella spiegazione di voto a favore Caterina Chinnici ha evidenziato che “questo nuovo strumento si rende necessario poiché attualmente nessuno dei contributi determinati nazionali (NDC) presentati è in linea con l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto di 2 gradi centigradi, come previsto dall’accordo climatico. Il dazio – ha aggiunto – dovrebbe riguardare settori industriali ad alta intensità energetica come cemento, acciaio e alluminio e dovrebbe essere applicato in modo da incentivare le industrie europee e non europee a decarbonizzarsi, evitando delocalizzazioni, il tutto però in una più ampia strategia industriale capace di bilanciare clima e occupazione”.

Con votazione a larghissima maggioranza l’Assemblea ha chiesto una riduzione dei rifiuti marini attraverso il potenziamento della raccolta e del riuso nei settori della pesca e dell’acquacoltura ma anche con lo sviluppo di un’economia circolare che porti alla graduale eliminazione degli imballaggi in polistirolo espanso. I rifiuti della pesca e dell’acquacoltura rappresentano il 27% del totale disperso nelle acque. Adottata dalla plenaria anche la posizione negoziale sul nuovo sistema di sorveglianza nei confronti delle navi a rischio che rimpiazzerà quello in vigore dal 2010, con nuove misure fra l’altro per ridurre la perdita di attrezzi da pesca in mare e per il tracciamento del pescato, oltre a sanzioni per chi non rispetta le norme.

Approvata inoltre dall’Europarlamento la relazione sulle attività 2019 del Mediatore europeo, organo che riceve denunce su casi di cattiva amministrazione nell’azione delle istituzioni e degli organi dell’UE e che il cui compito è garantire che i cittadini europei ricevano servizi con elevati standard di qualità, trasparenza ed etica. “Un ruolo molto importante – ha osservato Caterina Chinnici – come testimoniato dai numeri: 2.201 le denunce trattate, con 456 indagini avviate, la maggior parte delle quali relative all’insufficiente trasparenza del processo decisionale e alla difficoltà di accesso a documenti di interesse pubblico. Significative, fra l’altro, le iniziative strategiche tra cui quelle sui meccanismi per le denunce relative ai fondi strutturali”.

La plenaria del Parlamento Europeo ha dedicato un minuto di silenzio all’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio, rimasto ucciso il 22 febbraio con il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Moustapha Milambo durante un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite, e con una risoluzione di condanna dell’attentato ha chiesto che sull’accaduto sia eseguita un’indagine indipendente e trasparente.

TUTTI GLI ATTI APPROVATI:

9 marzo

10 marzo

11 marzo

25 marzo

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