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Interventi per l’occupazione giovanile, tutela dei diritti fondamentali, lotta al crimine, politiche migratorie: Caterina Chinnici racconta in un’intervista il primo anno di lavoro da europarlamentare: “Il mio impegno per un’Europa delle persone”.

È andato in archivio il primo anno dell’ottava legislatura del Parlamento Europeo, quella del debutto per la dottoressa Caterina Chinnici, “in prestito” alla politica dopo una lunga carriera in magistratura e dopo le esperienze, negli anni recenti, da assessore della Regione Siciliana e da Capo del dipartimento ministeriale per la Giustizia minorile.

Caterina Chinnici fa parte del gruppo europarlamentare S&D ed è, fra laltro, componente della commissione Giustizia (Libe) e membro sostituto delle commissioni Bilanci (Cont) e Ambiente (Envi). In questa conversazione, le impressioni e le valutazioni dell’onorevole sul lavoro svolto e su quanto ancora c’è da fare da qui al 2019.

Onorevole, lei è stata capolista del PD nel collegio insulare alle ultime elezioni europee ma ha definito la sua una candidatura istituzionale e di servizio. Ha trovato difficile conciliare questa visione dell’impegno pubblico con le dinamiche di un contesto essenzialmente politico quale è quello parlamentare?
Non cè dubbio che l’attività del singolo deputato non possa rimanere avulsa dalle dinamiche politiche e di gruppo, forse perfino più complesse nell’emiciclo di Bruxelles, considerato che su certi temi la dialettica interna può risentire anche degli orientamenti dei governi nazionali oltre che, com’è ovvio, dei convincimenti personali. La visuale è inevitabilmente diversa. Per me è davvero una realtà del tutto nuova, ma la prospettiva non è cambiata: il mio continua a essere un profilo istituzionale. Questa è la bussola che guida il mio lavoro al servizio della collettività. Come sempre.

Insediamento plenaria 2
Caterina Chinnici durante la seduta di insediamento

Lei è stata inserita nella commissione Libe, che si occupa di libertà civili, giustizia e affari interni. Una collocazione che rispecchia le sue aspettative?
Sicuramente mi sarebbe piaciuto potermi occupare più direttamente di sviluppo, politiche per l’occupazione, infrastrutture, turismo, agricoltura, pesca, tutti settori chiave per le nostre regioni del sud ma che rientrano nella competenza di altre commissioni. Comunque quella assegnatami, in fin dei conti, è una collocazione abbastanza naturale. La mia è una formazione giuridica, gran parte della mia attività si è svolta nel settore della giustizia e lungo il mio percorso mi sono occupata anche di diritti della persona e di funzione pubblica. E ritengo che le questioni affrontate in Libe abbiano una forte incidenza su un altro obiettivo che mi sta a cuore: il rafforzamento della cittadinanza europea e la costruzione di un’Europa che sia sempre più centrata sui bisogni e sui diritti delle persone, con un occhio sempre rivolto alla Carta dei diritti fondamentali e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. A questa mission rispondono le misure contro le discriminazioni, quelle per la gestione integrata delle frontiere esterne, per l’asilo e le migrazioni, per la sicurezza e la lotta al terrorismo, per la protezione dei dati personali e, inoltre, per la lotta al crimine transfrontaliero, questione che fa da sfondo alla scommessa sull’istituzione della Procura europea. E poi cè l’ambizioso lavoro di armonizzazione normativa che stiamo svolgendo per ampliare lo spazio comune europeo di giustizia.

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Caterina Chinnici in una seduta della commissione Libe

Al debutto nell’europarlamento lei è già relatrice principale del rapporto sul progetto di direttiva europea per il giusto processo minorile. Come procede?
Il dossier rientra proprio nella road map per il funzionamento dello spazio europeo di giustizia e per il mutuo riconoscimento delle decisioni tra gli stati membri. Fra i tre progetti di direttiva che ne fanno parte, questo è il primo ad aver superato l’esame della commissione: la Libe lo ha votato con ampia maggioranza. Adesso sono in corso i triloghi con la Commissione Europea e il Consiglio. Lo scopo è istituire garanzie procedurali minime uniformi per i minori indagati o sottoposti a procedimento penale in modo da bilanciare l’esigenza di accertare le responsabilità per fatti di reato e quella di tutelare il minore in quanto soggetto fragile e vulnerabile. Lo considero un atto di maturità giuridica. Spero si possa chiudere il cerchio entro fine anno, ma il confronto è ancora fitto perché alcune differenze tra gli ordinamenti interni sono considerevoli. Giusto per esemplificare, in Italia è sempre garantita l’assistenza di un difensore e solo alla violazione della legge penale può conseguire una restrizione della libertà personale mentre alcuni stati UE, sia per i maggiorenni che per i minori, prevedono limitazioni della libertà personale sganciate dalla sfera penale e non sempre riconoscono il diritto al difensore. Sono impostazioni molto diverse, e per i paesi chiamati ad innalzare il livello delle garanzie entrano in gioco anche maggiori costi del sistema giustizia .

Cè un dialogo anche con le singole realtà territoriali?
Sì, in alcuni paesi membri ho incontrato operatori del settore giustizia, associazioni ed esponenti istituzionali per illustrare la direttiva e raccogliere osservazioni. Una sorta di legiferazione partecipata. Sono stata in Polonia, Germania, Olanda e Francia. Si tratta di una novità assoluta, è un progetto pilota nel quale il Parlamento Europeo ha voluto coinvolgermi.

IV Trilogo
Un trilogo per la direttiva sul giusto processo minorile

Da magistrato, ma non solo, lei si è sempre occupata dei minori, una categoria oggi esposta a vecchie e nuove minacce. L’UE può fare qualcosa per proteggerli?
Certamente. Crisi economiche, conflitti, migrazioni, detenzione dei genitori e tanti altri fattori compromettono il benessere e lo sviluppo dei più piccoli, causando loro gravi sofferenze. Nel solo territorio europeo vivono oltre 100 milioni di minori i cui diritti devono essere garantiti. Nel mondo sono miliardi. Ad oggi manca una strategia complessiva ed è proprio questo che abbiamo chiesto alla Commissione Europea con un documento approvato dall’intergruppo parlamentare di cui sono co-promotrice e co-presidente, una specie di partito trasversale per i diritti dei minori che opera all’interno del Parlamento Europeo. Abbiamo sollecitato l’adozione di un’agenda dell’Unione Europea con azioni sia interne che oltre i confini UE per promuovere l’inclusione sociale e combattere le varie forme di violenza e sfruttamento. Considero inoltre fondamentale che, come richiesto da una risoluzione votata in plenaria, l’Unione Europea in quanto tale aderisca alla convezione Onu sui diritti dei minori: il rispetto dei diritti dell’infanzia si trasformerebbe così da obiettivo in vero e proprio obbligo legale per tutte le istituzioni comunitarie e si creerebbero le premesse per affermare in ogni ambito il prioritario interesse del minore. Un capitolo a parte andrebbe aperto poi per i minori immigrati non accompagnati, sia perché, in generale, la loro tutela dovrebbe avere precedenza su qualsiasi scelta di politica migratoria, come già affermato dalla Corte di Giustizia, sia perché molti scompaiono dopo l’arrivo in territorio europeo e poi rischiano di finire nel giro della prostituzione, del traffico di organi, della criminalità, del terrorismo. Con un’interrogazione ho chiesto alla Commissione Europea di utilizzare, secondo le norme istitutive dell’agenzia Europol, i sistemi di informativi europei per superare le attuali lacune nello scambio di informazioni tra nazioni. E tramite l’intergruppo abbiamo proposto a tutti i parlamentari di firmare una dichiarazione per chiedere un sistema di protezione valido indistintamente per tutti i minori, compresi quelli che hanno lo status di migrante.

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Un momento della visita alle navi della missione Triton, a Pozzallo

A proposito: il fenomeno migratorio ha tenuto banco e vi ha impegnati ininterrottamente nel primo scorcio di legislatura riaccendendo, anche con momenti di grande tensione, il dibattito sulla coesione politica dell’UE, quantomeno in tema di diritti umani. Lei stessa si è recata in missione a Pozzallo. Si aspettava una tale esplosione del problema?
La questione è estremamente complessa ma non certo nuova. La definisco spesso con un ossimoro: emergenza permanente. Un’emergenza soprattutto umanitaria, che si manifesta in tutta la sua drammaticità lungo le sponde del Mediterraneo e che l’Italia e la Sicilia hanno sempre affrontato senza lesinare sforzi, anteponendo il valore della vita umana a tutto il resto. Questo fenomeno epocale riguarda oggettivamente tutta l’Europa. La sua gestione non può essere lasciata sulle spalle dei paesi di primo approdo. Gli stati UE devono condividere questa responsabilità. Ci sono volute le tragedie del mare con i grandi numeri perché la questione assumesse centralità. Si è discusso tanto, e per certi versi è fisiologico. Poi con una risoluzione parlamentare abbiamo espresso indirizzi precisi su punti chiave come l’equa ripartizione delle richieste d’asilo tra gli stati membri, un maggior impegno finanziario per potenziare sia Frontex che l’ambito di intervento di Triton includendo ricerca e soccorso in mare, una maggiore collaborazione con gli stati partner mediorientali e africani per cercare soluzioni di medio e lungo periodo, il contrasto alle organizzazioni di trafficanti. Qualcosa si è mosso. La Commissione UE ha presentato un’agenda. In Parlamento abbiamo approvato una variazione di bilancio per destinare 75 milioni di euro in più al Fondo per l’asilo, al Fondo per la sicurezza e alle agenzie Frontex, Easo ed Europol, quest’ultima inserita in seguito a un mio emendamento. E la Commissione ha annunciato l’apertura di una sede Frontex in Sicilia, cosa che avevo chiesto con un’interrogazione proprio a inizio mandato. La strada per una vera gestione solidale e responsabile del fenomeno migratorio, però, è ancora lunga. Vanno modificate le norme del regolamento di Dublino sull’asilo. Occorre creare canali di immigrazione legale. E bisogna mettere da parte gli egoismi condividendo in toto responsabilità e oneri. Finalmente, dopo i fatti di Calais, questo è stato detto anche da chi prima aveva manifestato resistenze.

Premiazione Lampedusa Citizens
La consegna del premio Cittadino Europeo 2014 agli abitanti di Lampedusa per lo spirito umanitario mostrato nell’accogliere i migranti

Nei mesi scorsi, soprattutto in seguito ai fatti di Parigi e di Tunisi e allavanzata dell’Isis, un altro fronte caldo per voi della Libe è stato quello della lotta al terrorismo. Ed è tornato in voga il Passenger name record (PNR) per i viaggi in aereo. Cosa ne pensa?

Penso che unire le forze a livello europeo per combattere la minaccia terroristica sia una priorità, ma penso pure che non si debba farlo in ottica emergenziale. Occorre una base strategica complessiva. Piuttosto che creare norme ad hoc bisognerebbe sfruttare al meglio gli strumenti già a disposizione dell’Unione, cominciando col potenziare la cooperazione giudiziaria e di polizia attraverso le agenzie europee già esistenti. Quanto alla cosiddetta radicalizzazione di cittadini europei, reclutati dal terrorismo spesso via web, mi pare ci voglia anche unazione di prevenzione sociale, soprattutto pensando ai più giovani. È indispensabile, in ogni caso, bilanciare sempre tutela della sicurezza e tutela della libertà e dei diritti fondamentali della persona. Sono cose che devono andare di pari passo. La scelta delle misure deve essere ancorata ai criteri di necessità e proporzionalità. Si è lavorato in questo senso nell’emendare il testo sulla raccolta e gestione dei dati dei passeggeri, il PNR, sottoposto al voto in commissione a luglio. E credo che quello debba essere un cardine per tutto il pacchetto sicurezza, anche nel contrasto al crimine transnazionale in generale.

In tema di lotta al crimine c’è stato un passaggio chiave: l’approvazione in plenaria della relazione sull’istituzione della Procura europea per le indagini contro le frodi comunitarie. Un suo cavallo di battaglia… Del dossier lei è anche stata relatore ombra nella commissione parlamentare per il controllo dei bilanci, la Cont, di cui è membro supplente. La nascita di questo organismo è ormai vicina?
Difficile dirlo. Per gli stati membri cedere quote di giurisdizione, soprattutto in campo penale, significa cedere quote importanti di sovranità. Sicuramente ci sono tanti aspetti da definire e da ponderare. La stesura del regolamento istitutivo è competenza del Consiglio dell’Unione Europea e va riconosciuto che la presidenza italiana ha dato grande impulso all’avanzamento del testo. Il Parlamento interverrà a valle, per confermare o respingere in toto il documento, senza poter più incidere sui contenuti. Quindi la relazione approvata è molto importante, perché detta le linee guida sulle quali il Parlamento si baserà poi per decidere. Tra i paletti che abbiamo fissato, l’indipendenza della Procura dalle istituzioni europee e degli stati membri, la disponibilità di adeguati mezzi istruttori, le garanzie di tutela per i diritti degli indagati, una definizione chiara delle competenza per evitare sovrapposizioni con le autorità giudiziarie nazionali e, anche grazie a un mio emendamento recepito già in Libe, la facoltà del Procuratore di prendere comunque in carico, ogni volta che lo ritenga opportuno, le indagini sulle frodi comunitarie. Questa è tra le sfide legislative più ambiziose degli anni recenti. La Procura europea combatterà i reati contro gli interessi finanziari dell’Unione, che ogni anno costano decine di milioni di euro, e sarà quindi uno strumento importante per garantire l’uso corretto dei soldi dei contribuenti e porre un freno a certe forme di criminalità transfrontaliera.

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Papa Francesco accolto dal Presidente del Parlamento Europeo Martin Schultz

A parte le materie di competenza della sua commissione, quali provvedimenti metterebbe sul podio tra quelli approvati in questo primo anno e che lei ha sostenuto col suo voto?
Sarebbero più di tre… Comunque, in testa metto sicuramente la risoluzione legislativa di aprile sulla modifica alle regole del Fondo Sociale Europeo per il prefinanziamento di un miliardo destinato ad accelerare l’inserimento lavorativo dei giovani negli stati membri. È una cosa alla quale tengo molto, e per questo ho aderito all’intergruppo parlamentare sull’occupazione giovanile e ho chiesto che i 300 miliardi di investimenti per lo sviluppo annunciati da Juncker siano utilizzati soprattutto per attivare occupazione giovanile. Ci metto pure, in ex aequo, il rapporto sugli orientamenti per le politiche degli stati membri a favore dell’occupazione, con il quale abbiamo sollecitato una riduzione della pressione fiscale sul lavoro, in parte già avvenuta in Italia. Poi direi la risoluzione per la parità di genere e, infine, mi piace ricordare una risoluzione che sta a cavallo tra economia e tutela ambientale e propone una proiezione verso un futuro ancora non prossimo ma, credo, sempre più necessario. Mi riferisco a quella sulla transizione verso la cosiddetta economia circolare: è la prospettiva di iniziare ad uscire dal modello prendi-produci-usa-getta, diventato insostenibile, e di trasformare in risorse efficienti e produttive i rifiuti con potenzialità di riuso, che in Europa sono circa 600 milioni di tonnellate.

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Caterina Chinnici durante un intervento in plenaria

Tralasciando invece l’attività legislativa vera e propria, quali sono stati i più significativi momenti di vita parlamentare?
Potrei indicarne tanti, e in primis la storica visita di Papa Francesco, che peraltro avevo precedentemente incontrato in occasione della lavanda dei piedi ai detenuti, al tempo in cui dirigevo il dipartimento Giustizia minorile. Voglio però citarne altri tre. Il primo ha un grande valore simbolico, ed è il premio Cittadino Europeo 2014 assegnato agli abitanti di Lampedusa per lo spirito umanitario e di solidarietà che hanno sempre mostrato nei confronti dei migranti: ho avuto l’onore di consegnarlo io per conto del Parlamento Europeo, presso gli archivi storici dellUE a Firenze. Poi un seminario sui fondi europei che ho organizzato a Bruxelles col sostegno del gruppo S&D per un gruppo di professionisti siciliani, con focus tematico su competitività delle piccole e medie imprese e sviluppo regionale. Un momento di approfondimento sui bandi europei che intendo riproporre. E ancora, una tavola rotonda da me promossa sulla confisca dei beni alla criminalità, che si è tenuta nel palazzo parlamentare proprio nel giorno in cui mio padre, fondatore del pool antimafia, avrebbe compiuto novant’anni. Una grande emozione.

Convegno confische 12
Caterina Chinnici e il presidente della Libe Claude Moraes in un momento del seminario sulle confische

In chiusura, un cenno alla continuazione della legislatura. Quali i punti principali nella sua personale agenda?

Futuro dei giovani, lavoro, sviluppo e sostenibilità ambientale continueranno a essere al centro del mio impegno, oltre ovviamente alla direttiva minori e alle altre materie delle quali posso occuparmi direttamente in quanto componente della Libe: diritti fondamentali, lotta alle discriminazioni, gestione delle frontiere, sicurezza, contrasto al crimine. Per quanto riguarda la lotta al crimine, mi occuperò del dossier sulle misure anticorruzione come relatore ombra in commissione Cont. E continuerò a battermi per un nuovo avanzamento della disciplina europea sulla confisca dei beni che costituiscono strumento o provento di reato, affinché si possa arrivare a norme che favoriscano il mutuo riconoscimento delle confische disposte anche in assenza di condanna. Sarebbe fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata. Personalmente per me è un’ideale continuazione del lavoro di mio padre, che sostenne con forza la necessità di aggredire i patrimoni delle organizzazioni criminali.

 

Dario Lo Verde
(Responsabile informazione e comunicazione per
l’On. Caterina Chinnici)

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