
Episodi così gravi come l’omicidio avvenuto in pieno centro a Palermo, sollevano un problema di sicurezza, oggi peraltro fortemente avvertito in tutte le grandi città. E quando gli episodi di violenza coinvolgono i più giovani è inevitabile interrogarsi sulle cause profonde che generano tanta violenza e sugli interventi necessari per far fronte al problema.
Sappiamo bene che spesso il degrado sociale e culturale di alcuni quartieri si traduce in perdita di punti di riferimento per i più giovani, che quindi finiscono per riferirsi a modelli negativi con una conseguente diffusione della violenza.
Ma oggi la violenza è veicolata ovunque: in televisione, sui social, nei linguaggi quotidiani. Si trasmette un’idea distorta di forza, che diventa sopraffazione e appunto violenza, e il fatto che un ragazzo porta con sé una pistola, la esibisce sui social, esce di casa armato, e spara e uccide per un banale diverbio deve portarci ad una riflessione collettiva: non basta chiedere più controlli o invocare misure repressive, dobbiamo chiederci che tipo di società stiamo costruendo.
Gli interventi delle forze dell’ordine e le pronunce giudiziarie non possono di per sé sole essere risolutive, è fondamentale lavorare sulla prevenzione: la scuola, le famiglie, le istituzioni tutte devono farsi carico di un percorso educativo che ricostruisca il senso dei valori civili e del rispetto reciproco.
L’articolo su Palermo Today