“Credo ci sia, in materia di politica penale, un filo invisibile che lega la storia di Palermo e il futuro dell’Europa. La lotta al crimine organizzato è sempre stata tra gli obiettivi primari del processo di armonizzazione normativa all’interno dell’Unione Europea, vista la necessità di un’azione comune per combattere un fenomeno che supera i confini nazionali, e molte delle misure già adottate dall’UE, come la direttiva di quest’anno sulla confisca degli strumenti e dei proventi di reato, nascono proprio dall’esperienza italiana e soprattutto siciliana. Affondano le radici nelle intuizioni e nell’azione di chi, tra fine anni Settanta e inizio anni Ottanta, aveva già colto le trasformazioni in atto nella criminalità mafiosa, sempre più proiettata sulla dimensione finanziaria e transnazionale e sul collegamento tra attività illecite ed attività economiche formalmente lecite. Il pool antimafia, creato da Rocco Chinnici, mio padre, con la partecipazione, tra i primi, di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, precorse la nascita delle direzioni distrettuali antimafia e di quella nazionale, ed è a quest’ultima che oggi si guarda come fonte di ispirazione per il progetto della procura europea”.
Così l’eurodeputata di S&D Caterina Chinnici, componente della commissione giustizia del Parlamento Europeo, ha introdotto stamattina a Palazzo dei Normanni i temi della conferenza intitolata Per una politica penale europea orientata verso i diritti umani, promossa dalla Fondazione Rocco Chinnici. Tra i relatori, il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, il presidente della commissione riforme del Csm, Piergiorgio Morosini, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, il sostituto Maurizio De Lucia e il presidente della Corte d’assise di Caltanissetta Antonio Balsamo.
“Su questo come su altri temi – ha aggiunto l’europarlamentare – l’Unione Europea si è sempre mossa con approccio graduale, e spesso i tentativi di intervento si sono scontrati con la paura dei governi di perdere importanti quote di sovranità nazionale. Oggi bisogna continuare a precorrere con determinazione la strada tracciata dalle conclusioni del Consiglio Europeo di Tampere nel 1999 sul mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie, esplicitamente ricondotto alla finalità di impedire che i criminali possano utilizzare a proprio vantaggio le differenze tra i sistemi giudiziari degli stati membri, e, per esempio, occultare in tal modo i proventi dei loro reati. Già allora fu affermata la necessità di norme minime comuni per facilitare l’attuazione del principio del mutuo riconoscimento, e quel percorso ha portato all’approvazione, fra l’altro, dell’importante direttiva del 3 aprile 2014 sul congelamento e la confisca dei beni, alla quale è necessario che gli stati membri diano attuazione al più presto”.
“Occorre che l’Unione Europea agisca per far applicare negli ordinamenti interni gli strumenti normativi già esistenti – ha concluso Caterina Chinnici – e che, parallelamente, questi strumenti vengano ampliati. Sono già in itinere le direttive sulle garanzie procedurali minime comuni, utili anche per evitare che il mutuo riconoscimento sia ostacolato dalle difformità tra i sistemi giudiziari, ed io personalmente, come relatrice, mi occupo di quella processo minorile. Il Parlamento e il Consiglio hanno già sollecitato la Commissione Europea affinché elabori nuove misure per l’estensione del mutuo riconoscimento alle confische disposte in assenza di condanna, e poi c’è l’ambizioso progetto della procura europea, sul quale sono ancora molti i nodi da sciogliere. È fondamentale, in generale, che si abbandonino gli approcci nazionalistici e ci si concentri, se davvero si vuole costruire un sistema efficace di contrasto della criminalità, sullo sviluppo normativo e giurisprudenziale di un quadro comune di garanzie a livello europeo, da considerarsi esclusivo ai fini del mutuo riconoscimento. Tale, cioè, da impedire che il richiamo a ulteriori garanzie previste da un determinato ordinamento interno possa valere come argomento per negare il riconoscimento di una decisione presa in un altro Paese”.
Durante il suo intervento, Franco Roberti ha ricordato Rocco Chinnici. “Voglio rendere omaggio al fondatore del pool antimafia – ha detto – i cui innovativi metodi di indagine portano frutti ancora oggi”.



